Educazione finanziaria
Opzione call
Contratto finanziario che attribuisce al compratore il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare un’attività sottostante (come un’azione, un indice o un ETF) a un prezzo prefissato (strike) entro una determinata scadenza. Le call sono spesso usate per strategie rialziste.
Opzione put
Contratto che concede al compratore il diritto, ma non l’obbligo, di vendere il sottostante a un determinato prezzo entro una data prefissata. Le put sono tipicamente utilizzate in ottica ribassista o come strumento di copertura del portafoglio.
Strike price (prezzo di esercizio)
È il prezzo a cui si può acquistare (call) o vendere (put) il sottostante, se si decide di esercitare l’opzione. È un valore chiave che determina se l’opzione è in-the-money, out-of-the-money o at-the-money.
Premio
Rappresenta il prezzo pagato dal compratore dell’opzione al venditore (writer). È il costo dell’opzione e riflette vari elementi: valore intrinseco, valore temporale, volatilità attesa, tempo alla scadenza e tasso d’interesse.
Scadenza (expiration date)
Data entro la quale il possessore dell’opzione può esercitare il proprio diritto. Dopo tale data, l’opzione scade e perde valore, diventando priva di validità.
Sottostante
È l’attività finanziaria oggetto del contratto di opzione. Può trattarsi di azioni, indici, valute, materie prime, ETF o altri strumenti finanziari. Il comportamento del sottostante influenza direttamente il valore dell’opzione.
In the money (ITM)
Situazione in cui l’opzione ha valore intrinseco. Una call è ITM quando il prezzo del sottostante è superiore allo strike, una put lo è quando il sottostante è sotto lo strike. Le opzioni ITM possono essere esercitate con profitto.
At the money (ATM)
Quando il prezzo del sottostante è esattamente pari al prezzo di esercizio. In questo caso, l’opzione non ha valore intrinseco, ma solo valore temporale. È il punto di massimo "equilibrio" teorico.
Out of the money (OTM)
L’opzione non ha valore intrinseco e non conviene esercitarla. Per una call, accade se il sottostante è sotto lo strike; per una put, se è sopra. In questa condizione l’opzione può comunque valere grazie al tempo residuo e alla volatilità.
Valore intrinseco
Parte del premio che rappresenta il guadagno immediato ottenibile esercitando l’opzione. Si calcola come la differenza tra prezzo del sottostante e strike, se positiva.
Valore temporale
Componente del premio che dipende dal tempo residuo alla scadenza e dalla volatilità. Anche un’opzione OTM può valere grazie al suo valore temporale, poiché c’è ancora possibilità che vada ITM prima della scadenza.
Volatilità implicita (IV)
Misura l’aspettativa del mercato sulla volatilità futura del sottostante. Un aumento dell’IV fa salire il prezzo delle opzioni. L’IV non è una previsione certa, ma riflette la “tensione” o l’incertezza percepita dal mercato.
Delta
Esprime quanto varia il prezzo dell’opzione al variare del prezzo del sottostante. Una call con delta 0,5 salirà di 0,5 € se il sottostante sale di 1 €. È una misura della sensibilità direzionale dell’opzione.
Gamma
Misura la variazione del delta al variare del sottostante. Serve a capire quanto rapidamente cambia la sensibilità dell’opzione. Gamma elevata significa che il delta può cambiare molto anche con piccoli movimenti del mercato.
Theta
Indica quanto perde valore l’opzione con il passare del tempo, a parità di altre condizioni. Rappresenta il “decadimento temporale” ed è particolarmente rilevante per chi vende opzioni (per incassare il premio).
Vega
Indica la sensibilità del prezzo dell’opzione ai cambiamenti della volatilità implicita. Un’opzione con vega alto guadagna molto se la volatilità aumenta, e viceversa.
Rho
Misura l’effetto delle variazioni dei tassi di interesse sul prezzo dell’opzione. Ha un impatto più marcato sulle opzioni con scadenze più lunghe.
Exercise (esercizio)
L’azione di utilizzare l’opzione per acquistare o vendere il sottostante. In pratica, si esercita una call per acquistare e una put per vendere. In alternativa, l’investitore può chiudere la posizione vendendo l’opzione sul mercato.
Opzione europea
Può essere esercitata solo alla data di scadenza. È la forma più comune per le opzioni su indici.
Opzione americana
Può essere esercitata in qualsiasi momento prima della scadenza. Questo conferisce maggiore flessibilità al possessore.
Opzione call
Un contratto che dà al compratore il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare un’attività sottostante (azione, indice, ETF, ecc.) a un prezzo prestabilito (strike price) entro una certa data. Chi acquista una call scommette su un aumento del prezzo del sottostante.
Opzione put
Un contratto che conferisce al compratore il diritto, ma non l’obbligo, di vendere il sottostante a un prezzo prefissato entro la scadenza. L’acquirente di una put beneficia se il prezzo del sottostante scende sotto lo strike price.
Strike price (prezzo di esercizio)
È il prezzo al quale l’opzione consente di acquistare (nel caso di una call) o vendere (nel caso di una put) l’attività sottostante. Questo prezzo è un elemento centrale per calcolare il payoff e valutare se l’opzione è in profitto.
Scadenza (expiration date)
Indica l’ultima data utile in cui l’opzione può essere esercitata. Dopo questa data, il contratto si estingue e non ha più valore. Esistono opzioni con scadenze settimanali, mensili o anche annuali.
Premio (premium)
È il prezzo pagato dal compratore dell’opzione al venditore per acquisire il diritto associato al contratto. Il premio rappresenta anche il massimo rischio per chi acquista l’opzione e il massimo guadagno potenziale per chi la vende.
In the money (ITM)
Un’opzione è considerata “in the money” quando, se venisse esercitata subito, genererebbe un profitto. Una call è ITM quando il prezzo del sottostante è superiore allo strike, una put è ITM quando il prezzo del sottostante è inferiore allo strike.
Out of the money (OTM)
Un’opzione è “fuori dal denaro” se, esercitandola, non produrrebbe alcun guadagno. In questo caso, il valore dell’opzione deriva esclusivamente dalla possibilità che il sottostante si muova favorevolmente entro la scadenza.
At the money (ATM)
L’opzione è “a parità” quando il prezzo del sottostante è uguale o molto vicino allo strike. In questa situazione, l’opzione ha un valore temporale, ma non ha ancora alcun valore intrinseco.
Valore intrinseco
È la parte del valore dell’opzione che deriva dalla differenza tra il prezzo corrente del sottostante e lo strike. È il guadagno che otterresti esercitando subito l’opzione, escludendo il tempo residuo.
Valore temporale
Rappresenta il valore attribuito al tempo residuo prima della scadenza dell’opzione. Più tempo resta, più alto sarà il valore temporale, perché aumenta la probabilità che l’opzione entri “in the money”.
Greche
Le greche sono indicatori che misurano la sensibilità del prezzo dell’opzione rispetto a vari fattori. Le principali sono Delta, Gamma, Theta, Vega e Rho, ognuna legata a un diverso elemento (prezzo del sottostante, tempo, volatilità, tassi di interesse).
Delta
Misura la variazione del prezzo dell’opzione in relazione a un movimento unitario del sottostante. Una call con delta 0,5 significa che se il sottostante sale di 1 euro, il prezzo dell’opzione aumenterà di circa 0,5 euro.
Gamma
Indica quanto varia il delta in risposta a un cambiamento nel prezzo del sottostante. Serve a valutare la stabilità del delta stesso e l’accelerazione del movimento dell’opzione.
Theta
Rappresenta il decadimento temporale: indica quanto valore perde un’opzione con il passare di un giorno, a parità di condizioni. Più ci si avvicina alla scadenza, più aumenta il decadimento.
Vega
Misura la sensibilità del prezzo dell’opzione rispetto alla variazione della volatilità implicita. Un’opzione con vega elevato sarà molto influenzata dai cambiamenti nelle aspettative di volatilità.
Volatilità implicita
È una stima della futura volatilità del sottostante, ricavata dai prezzi delle opzioni. Influenza direttamente il valore delle opzioni: più è alta, maggiore sarà il premio richiesto.
Covered call
Strategia in cui si vende una call su un titolo che si possiede già. Serve a generare un reddito extra attraverso il premio incassato, accettando il rischio di dover vendere le azioni se il prezzo supera lo strike.
Straddle
Strategia neutrale che consiste nell’acquisto simultaneo di una call e una put con lo stesso strike e scadenza. Si utilizza quando si prevede un forte movimento del sottostante, ma non si sa in quale direzione.
Spread verticale
Combinazione di due opzioni della stessa tipologia (due call o due put) con strike differenti, ma stessa scadenza. Riduce il rischio e il costo dell’operazione, limitando anche il potenziale guadagno.
Marginazione (margin requirement)
Importo richiesto dal broker per mantenere posizioni aperte in opzioni vendute (short). Serve a coprire il rischio potenziale in caso di movimenti avversi del sottostante. È un aspetto fondamentale nella gestione del rischio.
ETF (Exchange Traded Fund)
È un fondo d'investimento quotato in Borsa che replica in modo passivo un indice, un settore, una commodity o un paniere di titoli. Combina le caratteristiche dei fondi comuni con la flessibilità della negoziazione in tempo reale, come un’azione.
Indice di riferimento (benchmark)
È il parametro che l’ETF si propone di replicare. Può trattarsi di un indice azionario come l’S&P 500, un indice obbligazionario, settoriale o geografico. L'obiettivo dell'ETF è seguire quanto più fedelmente possibile l’andamento del benchmark.
Replica fisica
Modalità di costruzione di un ETF in cui il gestore acquista realmente tutti (o una parte rappresentativa) dei titoli presenti nell’indice replicato. È considerata una replica diretta e trasparente.
Replica sintetica
Tecnica di replica che non prevede l'acquisto diretto dei titoli del benchmark, ma si affida a contratti derivati (come swap) stipulati con controparti finanziarie. Permette di replicare indici complessi o non accessibili, ma introduce un rischio di controparte.
TER (Total Expense Ratio)
È il costo annuo di gestione dell’ETF, espresso in percentuale sul patrimonio. Include le commissioni di gestione e altre spese operative. Un TER basso è uno dei principali vantaggi degli ETF rispetto ai fondi attivi.
Tracking error
Indica la deviazione tra la performance dell’ETF e quella del benchmark che dovrebbe replicare. Minore è il tracking error, migliore è l’efficienza replicativa dell’ETF.
Volume medio giornaliero
È la media delle azioni dell’ETF scambiate ogni giorno sul mercato. Rappresenta un indicatore importante della liquidità: maggiore è il volume, più facile è acquistare o vendere senza impattare sul prezzo.
Market maker
Sono operatori professionali che garantiscono liquidità sul mercato, comprando e vendendo ETF per ridurre lo spread tra prezzo denaro e prezzo lettera. La loro presenza rende più agevole la negoziazione, anche in condizioni di bassa liquidità.
Prezzo denaro (bid)
Il prezzo massimo che un acquirente è disposto a pagare per acquistare un ETF. Rappresenta il valore al quale puoi vendere immediatamente l’ETF sul mercato.
Prezzo lettera (ask)
Il prezzo minimo a cui un venditore è disposto a cedere l’ETF. È il prezzo da sostenere per acquistare subito l’ETF. La differenza tra denaro e lettera costituisce lo spread.
Spread denaro/lettera
È la differenza tra il prezzo denaro e il prezzo lettera di un ETF. Un indicatore importante della liquidità: quanto più stretto è lo spread, tanto più efficiente è la negoziazione.
ETF armonizzati
ETF regolamentati secondo le direttive europee UCITS (Undertakings for Collective Investment in Transferable Securities). Offrono tutele in termini di trasparenza, diversificazione e protezione legale per l’investitore europeo.
ETF non armonizzati
ETF che non rientrano nel quadro regolamentare UCITS, spesso emessi da gestori extra-europei. Possono presentare rischi maggiori o un trattamento fiscale differente per l’investitore italiano.
Accumulo (accumulating)
Tipologia di ETF che reinveste automaticamente i dividendi o gli interessi percepiti, aumentando il valore della quota. È indicato per chi ha un orizzonte di lungo termine e mira alla crescita del capitale.
Distribuzione (distributing)
ETF che distribuisce periodicamente i proventi (es. dividendi) agli investitori. È preferito da chi cerca un flusso di reddito regolare o desidera monetizzare i rendimenti nel breve periodo.
ETF a leva (leveraged ETF)
ETF che amplificano i movimenti del sottostante con l’uso della leva finanziaria. Per esempio, un ETF a leva 2 sull’S&P 500 cerca di ottenere il doppio della performance giornaliera dell’indice. Sono strumenti adatti solo a investitori esperti e su orizzonti molto brevi.
ETF short (inverse ETF)
ETF progettati per ottenere performance opposte rispetto al sottostante. Sono utilizzati per coprire il portafoglio o per operare in modo speculativo nei mercati ribassisti.
Ribilanciamento
Processo attraverso cui un ETF aggiorna periodicamente la composizione del portafoglio per mantenerlo in linea con l’indice di riferimento. Può influire su costi, performance e fiscalità.
Fiscalità ETF in Italia
Gli ETF sono soggetti al regime del risparmio amministrato. I guadagni rientrano nella categoria dei redditi di capitale e/o redditi diversi, con aliquote attualmente pari al 26%. Gli ETF armonizzati godono di regole fiscali più favorevoli.
Indicatore di rischio sintetico (SRRI)
Scala da 1 a 7 che misura la volatilità dell’ETF e, quindi, il suo profilo di rischio. Più è alto l’SRRI, maggiore è il rischio potenziale (e anche il rendimento atteso) dell’investimento.
Asta di apertura
È la fase iniziale della giornata di contrattazione in cui gli ordini vengono accumulati e non eseguiti fino al momento in cui viene determinato il prezzo di apertura. Si tratta di un meccanismo volto a garantire un avvio ordinato del mercato, riflettendo la reale domanda e offerta.
Asta di chiusura
È l’ultima fase della giornata borsistica, nella quale gli scambi sono temporaneamente sospesi per raccogliere nuovi ordini. Il prezzo di chiusura finale viene determinato in base al punto di incontro tra domanda e offerta, ed è considerato un riferimento importante per analisi tecniche e portafogli.
Asta di volatilità
Scatta automaticamente quando il prezzo di un titolo supera determinate soglie di oscillazione predefinite. L’obiettivo è evitare movimenti eccessivi o disordinati, consentendo al mercato di riequilibrarsi con una nuova asta temporanea.
Prezzo di asta teorico (PAT)
Durante la fase d’asta, è il prezzo che massimizza il numero di titoli negoziabili, ovvero il punto di equilibrio tra domanda e offerta. È una stima in tempo reale che può variare fino alla conclusione dell’asta.
Prezzo di riferimento
Valore utilizzato come base per determinare le soglie di volatilità. Può essere il prezzo di chiusura del giorno precedente o quello di apertura, a seconda del contesto. È fondamentale per l’attivazione delle aste di volatilità.
Ordine limite
È un ordine di acquisto o vendita che specifica un prezzo massimo (per l'acquisto) o minimo (per la vendita). Durante le aste, gli ordini limite contribuiscono a determinare il prezzo teorico di equilibrio
Ordine al meglio
Tipo di ordine che non specifica un prezzo, ma che viene eseguito al miglior prezzo disponibile. Nelle aste, questi ordini hanno priorità, poiché massimizzano la probabilità di esecuzione.
Book d’asta
Il registro in tempo reale di tutti gli ordini inseriti durante la fase d’asta. A differenza del book continuo, mostra solo i volumi aggregati, senza dettagli su singole proposte.
Aumento di capitale
Operazione con cui una società decide di raccogliere nuovi fondi dagli investitori, emettendo nuove azioni. Serve a finanziare progetti di crescita, ridurre l’indebitamento, rafforzare la struttura patrimoniale o coprire perdite.
Aumento di capitale a pagamento
Forma più comune in cui gli azionisti esistenti (o nuovi investitori) versano denaro per acquistare le nuove azioni emesse. In cambio, ricevono diritti di opzione che permettono di sottoscrivere le nuove azioni a un prezzo agevolato.
Aumento di capitale gratuito
Operazione in cui la società assegna nuove azioni agli azionisti esistenti senza richiedere alcun pagamento. Viene effettuato mediante l’utilizzo di riserve o utili accantonati, e non altera il valore complessivo dell’investimento.
Diritto di opzione
Strumento che viene assegnato gratuitamente agli azionisti al momento dell’aumento di capitale a pagamento. Dà la possibilità di sottoscrivere nuove azioni in proporzione a quelle già possedute, a un prezzo stabilito.
Rapporto di assegnazione
Indica quante nuove azioni possono essere acquistate per ogni azione già posseduta. Per esempio, un rapporto di 1:5 significa che per ogni 5 azioni detenute si ha diritto ad acquistarne 1 nuova.
Prezzo di sottoscrizione
È il prezzo al quale gli investitori possono acquistare le nuove azioni durante l’aumento di capitale. Generalmente è inferiore al prezzo di mercato per incentivare la partecipazione.
Periodo di negoziazione dei diritti
Finestra temporale durante la quale i diritti di opzione possono essere venduti o acquistati sul mercato. Gli azionisti che non intendono partecipare all’aumento possono monetizzare i propri diritti.
Decadenza dei diritti
Alla fine del periodo di negoziazione, i diritti non utilizzati decadono e perdono valore. È quindi fondamentale che l’investitore decida entro le scadenze se esercitare o vendere i propri diritti.
Aumento scindibile
Si definisce così un aumento di capitale in cui le azioni vengono emesse solo in base ai diritti effettivamente esercitati. Le azioni non sottoscritte restano invendute e non entrano in circolazione.
Aumento inscindibile
In questo caso, l’operazione ha successo solo se viene sottoscritta integralmente. Se non si raggiunge il 100% dell’importo previsto, l’aumento viene annullato e i fondi restituiti agli investitori.
Operazione fortemente diluitiva
Aumento di capitale in cui il numero di nuove azioni emesse è molto elevato rispetto a quelle già esistenti. Comporta una forte riduzione del valore dell’azione e della quota di partecipazione degli azionisti che non vi partecipano.
Diluzione
Fenomeno per cui un azionista che non partecipa all’aumento vede ridotta la propria percentuale di partecipazione nella società. Può avere effetti negativi sul potere decisionale e sul valore dell’investimento.
Effetto prezzo teorico ex diritto (Theoretical Ex Right Price - TERP)
È il prezzo teorico dell’azione nel momento in cui viene staccato il diritto di opzione. Tiene conto del prezzo di mercato precedente e del prezzo di sottoscrizione delle nuove azioni.
Rinuncia ai diritti
Un investitore può decidere di non esercitare i diritti e non vendere: in questo caso, li lascia decadere. È una scelta sconsigliata, perché comporta una perdita certa del valore rappresentato dai diritti.
Underwriting (garanzia di collocamento)
Accordo in base al quale una o più banche si impegnano a sottoscrivere l’intero aumento di capitale o la parte eventualmente rimasta inoptata. Serve a garantire il successo dell’operazione.
Inoptato
Parte delle nuove azioni che non viene sottoscritta dagli azionisti nel periodo previsto. Queste azioni possono essere offerte sul mercato o assorbite dagli underwriter, se presenti.
Comunicazione di aumento
Documento ufficiale con cui la società informa il mercato dei dettagli dell’operazione: numero di azioni, prezzo di sottoscrizione, date, rapporto di assegnazione. È essenziale per l’analisi dell’operazione