Recensione Global X SuperDividend UCITS ETF (ISIN IE00077FRP95, WKN A3DEKS)

Il Global X SuperDividend UCITS ETF (ticker SDIV) è un fondo passivo quotato (ETF) conforme alla normativa UCITS, lanciato il 15 febbraio 2022 e domiciliato in Irlanda[1]. L’obiettivo è replicare l’indice Solactive Global SuperDividend v2, investendo con replica fisica completa in un paniere fino a circa 100 azioni ad alto dividendo in tutto il mondo[2][3].

In pratica, seleziona periodicamente (ogni fine febbraio, maggio, agosto e novembre) i titoli azionari globali con i dividend yield più elevati, per offrire un potenziale reddito elevato. Il fondo è denominato in dollari USA, quindi gli investitori in euro si espongono anche al rischio di cambio (non è prevista copertura valutaria)[4].

La politica di distribuzione è un elemento chiave: SDIV paga dividendi con frequenza mensile, caratteristica piuttosto rara tra gli ETF UCITS azionari[5].

Lo stile d’investimento è passivo indicizzato e l’indice benchmark di riferimento è il Solactive Global SuperDividend (versione 2)[6], che traccia le performance (prezzo più dividendi) delle azioni selezionate ad alto rendimento da dividendo a livello globale. Il fondo appartiene alla categoria “Equity Dividend World” (azioni globali ad alto dividendo). Finalità dichiarata: generare un flusso di reddito elevato da dividendi, mantenendo un’ampia diversificazione geografica per diversificare l’esposizione[7][8].

Composizione del portafoglio

Il portafoglio di SDIV è piuttosto diversificato e comprende circa 100 titoli azionari (98 titoli a fine settembre 2025)[9]. Nessuna singola partecipazione pesa in modo dominante: i primi 10 titoli rappresentano solo circa il 14,8% del portafoglio[10][11], segno di un approccio tendenzialmente paritetico nelle allocazioni (spesso l’indice è ribilanciato in modo quasi equidistribuito).

Tra le principali posizioni recenti figurano società come SES S.A. (satelliti, Lussemburgo), d’Amico International Shipping (trasporti marittimi, Italia), Direcional Engenharia (immobiliare, Brasile), Banco Bradesco (bancario, Brasile), Aker BP (energia, Norvegia), Taylor Wimpey (immobiliare, UK), Ithaca Energy (energia, UK) e Ardagh Metal Packaging (materiali, USA) – ciascuna con peso intorno all’1,3–1,6%[12][13].

Questa varietà riflette la strategia focalizzata sul yield: spesso emergono aziende di settori tradizionalmente ad alto dividendo (energia, finanziari, immobiliari) e di mercati non solo sviluppati ma anche emergenti.

I principali settori in portafoglio (aggiornati al 29/09/2025) sono:
Finanza – ~23,6% (banche, assicurazioni, società finanziarie)[14]
Energia – ~19,1% (petroliferi, gas, società estrattive)[15]
Immobiliare – ~13,7% (REIT e sviluppatori immobiliari)[16]
Beni di consumo discrezionale – ~8,7% (ad esempio costruttori edili, retail)[17]
Altri settori – ~34,9% (include industria, utility, telecomunicazioni, materie prime, ecc.)[18]

Dal punto di vista geografico, l’ETF è veramente globale:
Stati Uniti – ~19,7% (prima singola allocazione per paese)[19]
Brasile – ~11,7%[20]
Hong Kong – ~10,0%[21]
Regno Unito – ~9,9%[22]
Altri Paesi – ~48,8% complessivi[23] (includono varie nazioni europee, emergenti e asiatiche come Canada, Norvegia, Italia, Israele, Turchia, Sudafrica, ecc.)

Questa distribuzione evidenzia un portafoglio multi-paese e multi-settore, con forte presenza di mercati emergenti e titoli small/mid cap spesso meno noti nei grandi indici globali.

La diversificazione in ~100 titoli limita il peso di ogni singola azienda e riduce il rischio specifico legato al default o al taglio dividendi di un singolo emittente. Tuttavia, si nota una certa concentrazione tematica: prevalgono società ad alto rendimento spesso appartenenti a settori ciclici o maturi (es. finanziario ed energy insieme superano il 40% del portafoglio)[14][24].

In sintesi, SDIV offre ampia esposizione globale ad azioni “value/high dividend”, con un bias verso mercati emergenti e segmenti ad elevato payout. Questa composizione può comportare differenze significative rispetto a un indice azionario globale tradizionale (che è più concentrato su large cap USA e settori growth).

Rendimento da dividendi

Il punto di forza dichiarato di questo ETF è il rendimento da dividendo. SDIV distribuisce dividendi ogni mese, rendendo il flusso di cassa molto regolare[25]. Sulla base dei dati recenti, il dividend yield attuale si attesta intorno al 9,9% annuo[26]. Negli ultimi 12 mesi (fino a ottobre 2025) il fondo ha distribuito circa €0,84 per azione, corrispondenti appunto a circa il 9-10% di rendimento su base annua[26].

Guardando alla storia (ancora breve) delle distribuzioni: nel 2023 il totale distribuito è stato di circa €1,07 per quota (yield ~11,3%) mentre nel 2024 è stato circa €0,91 (yield ~10,7%)[27]. La riduzione dell’importo annuale dal 2023 al 2024 potrebbe riflettere variazioni nei dividendi sottostanti o movimenti del NAV del fondo. In ogni caso, parliamo di rendimenti lordi a doppia cifra estremamente elevati rispetto alla media degli ETF azionari.

Questo payout mensile molto ricco ha attirato l’attenzione di molti investitori alla ricerca di reddito passivo[28][29].

Va sottolineato che l’importo mensile distribuito non è fisso, ma può variare di mese in mese in base ai dividendi incassati dall’ETF. Ad esempio, la prossima cedola prevista (fine novembre 2025) risulta di circa $0,074 per quota (circa €0,07), in linea con le cedole mensili precedenti[30].

Questo importo moltiplicato per 12 mesi conferma un rendimento nell’ordine del 10% annuo. Trattandosi di un prodotto focalizzato sul reddito, è importante però ricordare che rendimenti elevati comportano rischi elevati di sostenibilità: se molte aziende in portafoglio dovessero ridurre o sospendere il dividendo, anche la distribuzione dell’ETF ne risentirebbe. Finora, SDIV ha mantenuto un yield elevato in virtù della continua rotazione verso i titoli con yield più alti (anche a costo di includere società che hanno appena avuto forti cali di prezzo, quindi yield aumentato).

La frequenza mensile permette comunque all’investitore di percepire subito eventuali variazioni (in positivo o negativo) del flusso cedolare. Storicamente, per gli ETF “SuperDividend” di Global X (già esistenti negli USA da più tempo), i dividendi distribuiti tendono a seguire gli utili sottostanti: ad esempio la versione USA (SDIV sul NYSE) negli anni scorsi ha dovuto tagliare significativamente la cedola quando molte aziende del paniere hanno ridotto i loro pagamenti. È dunque ragionevole aspettarsi una certa variabilità nelle cedole di SDIV anche in futuro, pur rimanendo verosimilmente su livelli alti rispetto al mercato.

Rischio e volatilità

Pur offrendo un income elevato, SDIV presenta un profilo di rischio significativo. La volatilità storica a 1 anno è intorno al 13,5% (in euro)[31], in linea con un’azione globale value (per confronto, l’MSCI World ha avuto volatiltà 12-15% recentemente). La volatilità su 3 anni è simile (~14%)[32], segno di una rischiosità stabile nel breve periodo. Tuttavia altri indicatori evidenziano i rischi peculiari di questa strategia. Il Maximum Drawdown (perdita massima dal picco al minimo) di SDIV dalla nascita ad oggi è stato di circa -30,6%[33].

In altre parole, chi avesse investito al lancio (inizio 2022) avrebbe visto il valore della propria quota scendere fino a oltre il 30% sotto il prezzo iniziale durante il periodo peggiore (metà 2022). Anche nell’ultimo anno il drawdown massimo è stato elevato (~-16,9%)[34], riflettendo la forte correzione subita in alcuni mesi. Rischio di perdita permanente: un punto critico emerso nelle analisi è la tendenza del prezzo di SDIV a calare nel tempo, potenzialmente erodendo il capitale dell’investitore.

In effetti, la performance totale (Total Return) dalla partenza a oggi risulta leggermente negativa (-4,7% circa, includendo dividendi reinvestiti)[35], il che implica che i ricchi dividendi non sono finora riusciti a compensare del tutto la perdita di valore delle quote. Diversi osservatori parlano di “yield trap” o trappola da dividendo: cioè uno scenario in cui l’alto rendimento distribuito viene in realtà finanziato dall’erosione del capitale investito[36][37]. In pratica “quello che prendi con il dividendo lo lasci (se non di più) nel prezzo” – come testimoniano investitori che hanno visto il valore delle proprie quote diminuire sensibilmente nel tempo[38][39].

Le cause di questa criticità risiedono proprio nella strategia di selezione titoli: scegliendo esclusivamente azioni con i dividendi più alti, senza filtri qualitativi stringenti, l’ETF finisce per includere molte aziende a rischio – spesso società mature in declino, con utili in calo o fondamentali fragili, talvolta value trap destinate a perdere valore[40].

Il risultato è che il calo di prezzo di questi titoli può annullare (o superare) il beneficio dei dividendi incassati. Analisi comparative mostrano che il Total Return di SDIV è stato spesso inferiore rispetto a ETF più “bilanciati” su dividendi: ad esempio ETF globali High Dividend come Vanguard VHYL o iShares Select Dividend (GLDV) offrono yield più moderati (4-6%) ma hanno meglio preservato e perfino accresciuto il capitale nel lungo periodo[37][41].

Ciò evidenzia come l’elevato rendimento di SDIV comporti un trade-off importante in termini di rischio/rendimento. Altri rischi da considerare includono: rischio di tasso d’interesse (in fasi di rialzo dei tassi, i titoli ad alto dividendo soffrono perché diventano meno attraenti rispetto alle obbligazioni e vedono aumentare il costo del debito), rischio valutario (il NAV è in USD; un rafforzamento dell’euro vs dollaro può ridurre il valore in euro delle quote e dei dividendi[4]) e rischio Paese (essendo esposto a mercati emergenti e titoli piccoli, può risentire di instabilità politiche, normative o di liquidità in quei mercati).

Anche la liquidità dell’ETF stesso è da monitorare: la dimensione del fondo (~483 milioni € in gestione[1]) è buona e le quote sono negoziate su Borsa Italiana (ticker SDIV IM) e altre borse europee, ma trattandosi di uno strumento relativamente nuovo, i volumi possono essere inferiori rispetto a ETF più grandi; questo potrebbe comportare spread denaro-lettera leggermente più ampi in certe fasi (costo indiretto per l’investitore). In sintesi, SDIV ha un profilo di rischio medio-alto: non tanto per la volatilità di breve termine (nella norma azionaria), quanto per il rischio di erosione graduale del capitale legato alla sua strategia di investimento in titoli ad altissimo yield potenzialmente meno solidi.

Costi

Il Global X SuperDividend UCITS ETF presenta un Total Expense Ratio (TER) dello 0,45% annuo[6]. Questo significa che il fondo trattiene ogni anno lo 0,45% del patrimonio per coprire i costi di gestione e amministrativi. Il TER è leggermente superiore a quello di ETF azionari globali generalisti (che spesso hanno TER 0,2-0,3%), ma è in linea con prodotti più specializzati e a rendita elevata. Nello specifico, ongoing charges e TER coincidono allo 0,45%, e non risultano commissioni di performance né costi di ingresso/uscita (essendo un ETF, si acquista/vende in borsa pagando solo le normali commissioni di trading del proprio broker).

Il tracking error storico è contenuto: la differenza annua di rendimento rispetto all’indice è stata sotto l’1%[42][43], sostanzialmente spiegata proprio dal TER. Il fondo adotta prestito titoli (securities lending), il che può generare ricavi extra che aiutano a ridurre il tracking difference (ma introduce un rischio controparte, seppur mitigato dalle garanzie).

Altri costi rilevanti per l’investitore sono quelli indiretti legati alla negoziazione: gli spread denaro-lettera sul mercato secondario e le commissioni applicate dal proprio intermediario per comprare/vendere le quote. Trattandosi di un ETF quotato su Borsa Italiana segmento ETFplus, l’imposta sul valore delle transazioni finanziarie (Tobin Tax) non si applica (vale solo per azioni italiane).

È invece prevista l’imposta di bollo sul dossier titoli (0,2% annuo sul valore di mercato medio delle attività finanziarie detenute), che riguarda tutti gli strumenti finanziari detenuti da investitori privati in Italia (ETF inclusi). Tale costo è però indipendente dall’ETF in sé e va considerato nel contesto fiscale generale.

Considerazioni fiscali (investitore residente in Italia)

Per un investitore retail italiano, SDIV è un ETF armonizzato UE (domiciliato in Irlanda, UCITS compliant) e gode quindi del regime fiscale ordinario previsto per gli OICR armonizzati. In pratica, tutte le plusvalenze e i proventi da ETF armonizzati sono tassati come redditi di capitale al 26% (imposta sostitutiva)[44][45]. I dividendi distribuiti dall’ETF subiscono quindi una ritenuta del 26% alla fonte in regime amministrato, esattamente come gli interessi o altri proventi finanziari.

Allo stesso modo, eventuali plusvalenze realizzate vendendo le quote saranno assoggettate a tassazione del 26%. Va evidenziato che, a seguito della riforma del 2014, le plusvalenze da ETF sono considerate redditi di capitale non compensabili con eventuali minusvalenze da altri strumenti[46][47].

Ciò significa che non è possibile compensare un’eventuale perdita derivante da SDIV con guadagni su azioni o altri ETF – le minusvalenze da ETF si possono compensare solo con plusvalenze classificate anch’esse come redditi diversi (ad esempio guadagni su azioni, derivati, etc.), ma poiché le plusvalenze su ETF stessi sono redditi di capitale, chi opera solo in ETF non può compensare tra loro guadagni e perdite[47]. Questo aspetto è importante nella pianificazione fiscale: investendo in ETF ad alto dividendo come SDIV c’è meno flessibilità nel recuperare eventuali perdite tramite compensazione.

Un altro tema è la doppia imposizione internazionale sui dividendi esteri: essendo SDIV investito globalmente, subisce una ritenuta fiscale alla fonte sugli utili distribuiti dalle aziende estere in portafoglio. Ad esempio, per i dividendi provenienti da azioni USA l’ETF (domiciliato in Irlanda) paga il 15% di ritenuta alla fonte negli Stati Uniti, in base agli accordi bilaterali[48][45].

Questo prelievo avviene prima che il dividendo arrivi nel fondo e non è recuperabile dall’investitore italiano[45][49]. Successivamente, quando l’ETF distribuisce il dividendo al possessore delle quote, quest’ultimo paga il 26% in Italia sull’importo percepito[44][45]. In tal modo si verifica un effetto di doppia tassazione (ad esempio, un dividendo USA subisce ~37% di prelievo combinato 15%+26% prima di arrivare netto all’investitore)[45][50].

Da notare però che l’Irlanda (domicilio del fondo) ha trattati fiscali vantaggiosi con molti Paesi, quindi per altre geografie la ritenuta alla fonte potrebbe essere ridotta o nulla[51][52]. In ogni caso, l’investitore italiano in regime amministrato non deve gestire nulla di tutto ciò manualmente: riceverà i dividendi netti già tassati al 26%, e la banca depositaria verserà l’imposta dovuta.

È utile ricordare che se si investe tramite un conto italiano (regime amministrato) tutta la burocrazia fiscale è semplificata; chi investe con intermediari esteri dovrà invece provvedere a dichiarare le attività (Quadro RW) e i redditi in dichiarazione, pagando le imposte dovute in sede di dichiarativo. In sintesi, dal punto di vista fiscale SDIV viene trattato come qualsiasi altro ETF azionario armonizzato: imposta sostitutiva 26% su dividendi e capital gain, impossibilità di compensare le plusvalenze con minusvalenze di altri ETF, e applicazione della ritenuta estera sui dividendi sottostanti che riduce il rendimento lordo-effettivo.

Non vi sono agevolazioni fiscali specifiche per il fatto che distribuisca mensilmente (anzi, paradossalmente il pagamento frequente di dividendi comporta anticipazione del carico fiscale rispetto a un ETF ad accumulazione, come vedremo oltre)[53][54].

Nota sulle classi di azioni: SDIV esiste in due versioni, una a distribuzione (quella qui analizzata, ISIN IE00077FRP95) e una ad accumulazione (ISIN IE000YICM5P9). Un investitore italiano potrebbe preferire la classe ad accumulo per efficienza fiscale, dato che reinvestendo internamente i dividendi consente di posticipare la tassazione al momento della vendita delle quote, ottenendo a parità di condizioni un risultato netto migliore (dal 10% fino a oltre il 30% in più nel lungo termine secondo simulazioni)[53][55].

La classe a distribuzione, invece, eroga cedole regolarmente su cui si paga subito il 26%, il che può penalizzare il rendimento netto composto. La scelta tra le due dipende dalle esigenze di reddito immediato vs crescita composta: chi punta al flusso cedolare regolare opterà per la distribuzione, chi massimizza il valore finale potrebbe preferire accumulazione.

Adatto a un portafoglio orientato al reddito? (Profilo rischio/rendimento)

SDIV è stato concepito specificamente per investitori orientati al reddito corrente, ma occorre valutarne attentamente il profilo rischio/rendimento in ottica di lungo termine. Da un lato, offre ciò che molti income investors desiderano: cedole elevate e frequenti – un cash flow mensile intorno al 10% annuo lordo, che poche altre soluzioni possono eguagliare[56][57].

Questo lo rende potenzialmente utile in un portafoglio orientato alla rendita, ad esempio per finanziare spese periodiche, integrare una pensione o generare passive income per chi privilegia il flusso di cassa rispetto alla crescita del capitale[28][58]. In particolare, investitori prevalentemente focalizzati sull’“income” – come alcuni pensionati o chi non ha eredi a cui lasciare il patrimonio – potrebbero apprezzare SDIV accettando consapevolmente un’erosione del capitale in cambio di entrate immediate[58][59].

Anche chi ha un orizzonte temporale limitato (es. prossimi 5-10 anni) o è già in età avanzata potrebbe privilegiare il massimo incasso oggi rispetto alla crescita futura del capitale[59]. Inoltre, SDIV può avere senso come piccola componente tattica di un portafoglio ben diversificato orientato al reddito: ad esempio, destinarvi un 5-10% del portafoglio come “speziatura” ad alto rendimento, mantenendo però la maggior parte degli investimenti in strumenti più solidi, in modo che un eventuale cattivo andamento di SDIV non comprometta l’intera strategia[60].

D’altro canto, per un investitore a lungo termine con obiettivi di crescita del capitale, questo ETF risulta meno adatto. Se lo scopo è far crescere il patrimonio nel tempo (ad esempio per un giovane investitore o per chi vuole valorizzare i risparmi su orizzonti di 15-20+ anni), strumenti a dividendo estremo come SDIV possono rivelarsi sub-ottimali. Come discusso, la strategia di SDIV sacrifica la qualità e la crescita potenziale delle aziende in favore del rendimento immediato, e i dati finora mostrano una sottoperformance in termini di total return rispetto ad altri ETF azionari[37][41].

Quindi, chi cerca crescita del capitale e rialzo delle quote nel lungo periodo probabilmente otterrà risultati migliori con ETF diversificati più tradizionali o con dividend yield più moderati ma sostenibili. SDIV non è indicato nemmeno per chi ha una bassa tolleranza al rischio di perdite sul capitale: il suo andamento volatile e il possibile declino di valore potrebbero generare perdite significative, poco adatte a profili conservativi[61]. È fondamentale non lasciarsi accecare solo dal dividend yield a doppia cifra: come spesso si ricorda, alto rendimento = alto rischio, e SDIV non fa eccezione. Investire una quota eccessiva del patrimonio su un solo strumento di questo tipo (“all-in”) sarebbe imprudente[61].

In conclusione, il profilo rischio/rendimento di Global X SuperDividend UCITS ETF appare sbilanciato verso il reddito, a scapito della crescita. È uno strumento che può avere senso per un portafoglio orientato al reddito di un investitore consapevole, preferibilmente inserito con moderazione e con la piena comprensione delle sue insidie.

Offre un flusso cedolare elevato e immediato, utile per generare cash flow periodico, ma il rovescio della medaglia è un potenziale di apprezzamento modesto o nullo del capitale e il rischio di erosione dello stesso sul lungo termine[36][39].

Per un investitore a lungo termine orientato alla massimizzazione del rendimento totale (total return) potrebbe invece essere più efficace un ETF dividendi di qualità o un approccio bilanciato (o, come evidenziato, utilizzare la versione ad accumulazione di SDIV se si crede nella strategia, così da reinvestire automaticamente i dividendi e ridurre l’impatto fiscale). In definitiva, SDIV si propone come strumento da reddito puro, ideale per chi “non vuole essere il più ricco del cimitero ma vivere di rendita oggi”[57][62], ma che richiede disciplina e prudenza: va maneggiato con consapevolezza dei rischi e integrato in una strategia diversificata, senza farsi sedurre unicamente dal canto della sirena del dividendo mensile.

Fonti: Dati e informazioni tratti dal factsheet ufficiale Global X e dalla scheda justETF[2][26], analisi indipendenti (DiarioDelRisparmio)[37][40] e guide fiscali (Athena SCF, FiscoeTasse)[44][47], aggiornati a novembre 2025.


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https://www.justetf.com/it/etf-profile.html?isin=IE00077FRP95

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https://diariodelrisparmio.it/global-x-superdividend-sdiv-la-sirena-della-rendita-mensile-o-una-trappola-per-capitali-lanalisi-definitiva

[7] [8] [25] [42] [43] SuperDividend UCITS ETF (SDIV LN)

https://globalxetfs.eu/funds/sdiv

[10] [11] [12] [13] Global X SuperDividend UCITS ETF Dist | A3DEKS | IE00077FRP95

https://www.justetf.com/en/etf-profile.html?isin=IE00077FRP95

[30] Global X SuperDividend UCITS ETF USD Dis – DivvyDiary

https://divvydiary.com/en/global-x-superdividend-ucits-usd-dis-etf-IE00077FRP95

[44] [45] [48] [49] [50] [51] [52] Tassazione ETF armonizzati e non armonizzati: come funziona davvero la doppia imposizione – Athena SCF

[46] [47] ETF armonizzato: la tassazione – FISCOeTASSE.com https://www.fiscoetasse.com/approfondimenti/16091-etf-armonizzato-la-tassazione.html

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